UFO A VALLE HERMOSO IL 15 NOVEMBRE 2023: Le analisi

Il 15 novembre 2023, Juanito Juan aveva realizzato una bellissima foto di un classico “disco volante” che si stagliava netto sopra casa sua, nel cielo terso di Valle Hermoso. 

Lo scatto era stato presentato in questo articolo: https://piergiorgiocaria.it/blog/20-novembre-2023-nuovo-eccezionale-filmato-ufo-di-juanito-juan/

La produzione di materiale ufologico da parte di Juan Manuel Sánchez è davvero intensa, sia in termini di foto che di filmati e si è certamente affermato come il caso attualmente più importante al mondo. A seguire le accurate analisi realizzate da Sante Pagano su questo straordinario documento fotografico.

P.G. Caria

JUANITO JUAN 15 Novembre 2023

Analisi di Sante Pagano

A seguire verranno presentate le analisi eseguite sulla foto seguente:

L’oggetto in questione è di forma discoidale con una cupola nella parte superiore, la quale è costituita apparentemente, da materiale simil-metallico, forse traslucido e con proprietà riflettenti, come pure la parte inferiore della struttura che sembrerebbe di materiale differente in quanto i riflessi sono di minore intensità. 

Il disco è posizionato ad una discreta altezza; non è stato possibile eseguire verifiche maggiormente dettagliate, ma l’immagine fornisce comunque una sufficiente mole di informazioni che ci hanno permesso di verificarne o meno la genuinità.

ANALISI DEI METADATI

Come spiegavo nel precedente articolo, l’intestazione di un file immagine contiene numerosi dati sull’immagine stessa (meta-dati) in un formato chiamato EXIF (Exchangeable Image File Format). Le specifiche EXIF definiscono sia campi comuni alla maggior parte dei produttori, che campi personalizzati e difficilmente decodificabili. Un dispositivo moderno può salvare all’interno dei metadati diverse informazioni, quali ad esempio: dati contenenti informazioni dettagliate associate alle foto digitali, produttore e modello di fotocamera, informazioni legate alla data e all’ora di generazione e di salvataggio del file, informazioni sulle caratteristiche dell’immagine (risoluzione in pixel, profondità del colore, ecc.), impostazioni di scatto (tempo di scatto, apertura, flash, focale, ecc.), coordinate GPS, seriale del dispositivo ed altro ancora.

Il documento in esame contiene tutti i metadati principali o EXIF, tranne quelli di geolocalizzazione, perché il proprietario non ha attivato tale funzione sul dispositivo. Dai metadati si evince che la foto è stata scattata il 15 novembre 2023 alle ore 13:03:24 tramite una fotocamera Panasonic DMC-LX10 e contengono anche tutte le impostazioni utilizzate dal dispositivo per generare lo scatto come ISO, apertura focale eccetera.

La presenza di tali informazioni rappresenta un aspetto molto importante, perché stiamo parlando di varie decine di parametri molto difficili da falsificare, poiché andrebbero personalizzati uno ad uno in base alle caratteristiche assunte dalla foto e calibrati tra loro. Se così fosse ci sarebbe comunque la traccia dell’applicativo utilizzato per modificarli.In questo caso non è stata trovata traccia alcuna di utilizzo di applicativi di editing

Ho eseguito inoltre un’analisi della miniatura nei metadati tramite la cosiddetta “Thumbnail Analysis”: questo strumento di analisi mostra l’immagine di anteprima nascosta all’interno dell’immagine originale, se presente.

L’anteprima può rivelare i dettagli dell’immagine originale o della fotocamera con cui è stata scattata. In pratica si tratta di una miniatura della foto, ossia una piccola anteprima che viene visualizzata sul LCD della fotocamera e nei file manager dei vari sistemi operativi.

Qui sotto un fotogramma di come appaiono le miniature nella galleria foto e video di una fotocamera, in questo caso proprio una Panasonic:

La presenza della miniatura è un dato molto importante, poiché tale file può essere generato solo dal dispositivo di cattura e quindi rappresenta un importante certificazione del fatto che lo scatto fotografico proviene effettivamente da una fotocamera. È importante sottolineare che non è possibile aggiungere manualmente una miniatura all’interno dei metadati.

Inoltre, e soprattutto quando questa è presente, è possibile eseguire un’analisi della stessa, comparandola all’immagine originale, per verificare la presenza di eventuali anomalie o incongruenze tra le due: la cosiddetta “Thumbnail Analysis”, prima citata.

Dalle analisi eseguite, l’immagine originale (figura 1) coincide perfettamente con la miniatura estratta dai metadati (figura 2):

Ovviamente, essendo la miniatura molto compressa, è composta da pochissimi pixel (160 x 120 px), con una risoluzione di soli 72 DPI (pixel/pollici). L’immagine originale è composta da 5472 x 3648 px ed ha una risoluzione di 180 DPI.  L’UFO, avendo pochi pixel, non è visibile nella miniatura. Questo perché il software della fotocamera, per eseguire tale forte compressione (compressione da 5472 x 3648 px a 160 x 120 px), deve necessariamente rimuovere vari pixel. A tal proposito, ho eseguito un confronto della miniatura estratta dai metadati con una miniatura creata appositamente partendo dalla foto originale, che quindi è stata compressa ai valori sopra riportati. Ho sostanzialmente ricreato una miniatura, per verificare come dovrebbe risultare la foto originale e quanto fosse attendibile.

Dalle analisi eseguite, la miniatura ricreata (figura 1) coincide perfettamente con quella originale (figura 2). Contengono gli stessi pixel, mantenendo quindi gli stessi dettagli e mancando degli stessi pacchetti grafici. Anche nella miniatura ricreata, ad esempio, l’astronave non è visibile così come altri punti di riferimento:

Ecco un esempio di cosa accade quando si modifica una foto tramite Photoshop preservando i metadati originali: a prima vista, osservando la presenza dei metadati, si potrebbe subito concludere che l’immagine provenga direttamente dalla fotocamera. Eppure la sola presenza dei metadati non basta a certificare la veridicità di una foto; i metadati vanno sempre analizzati in maniera approfondita, poiché possono rivelarci molte informazioni. Ad esempio, possono aiutarci a capire se la foto è passata attraverso qualche applicativo di editing. Tale traccia, è importante sottolinearlo, è impossibile da modificare o eliminare, a meno che non si cancellino tutti i metadati.

Nell’esempio che segue è stata presa un’immagine appositamente modificata (figura 1) ed analizzata. Come possiamo vedere la miniatura (figura 2) è presente tra i metadati, e ci rivela come appariva l’immagine originale prima delle modifiche digitali apportate:

Ecco le stesse immagini con cerchiate le differenze principali apportate tramite Photoshop:

Inoltre, data di creazione e di modifica non coincidono. Questo significa che la foto, dopo essere stata creata, è stata salvata nuovamente successivamente alle modifiche:

Ed infine, vediamo la traccia dell’applicativo di editing utilizzato per manipolare la foto:

Questi sono solo alcuni dei vari parametri da considerare che possono aiutarci a certificare la veridicità di un documento.

Per concludere, ho analizzato nel dettaglio altre foto eseguite da terze persone con la stessa fotocamera utilizzata da Juanito Juan, ossia una Panasonic Lumix DMC-LX10. Questa è ormai la fotocamera da lui maggiormente utilizzata, quindi ho ritenuto necessario studiarla al meglio anche per i futuri scatti che Juanito eseguirà. Fatto questo avremo quindi la certezza assoluta che realmente i suoi scatti vengono eseguiti con tale dispositivo, e avrò la possibilità di fare ogni volta un confronto tra i metadati delle nuove foto che ci arriveranno e quelli che solitamente vengono prodotti da questa fotocamera.

Tra le varie foto prese in considerazione, ne riporto una raggiungibile tramite questo LINK. Non posso riportare direttamente l’immagine per questioni di copyright, ma per chi volesse eseguire da sé le opportune verifiche, potrà tranquillamente farlo tramite il link indicato sopra.

Riporto alcuni dei metadati principali analizzati. Per ovvi motivi di spazio non mi è possibile riportarli tutti, ma è importante sottolineare che la verifica è stata fatta anche per i cosiddetti codici “strings” e la “tabella di quantizzazione”, la quale è univoca per ogni dispositivo di cattura:

Da tale analisi ho potuto concludere che i metadati visualizzati nel documento fotografico di Juanito sono esattamente sovrapponibili a quelli solitamente riprodotti da questo tipo di fotocamera.

Come è possibile vedere, tra i metadati è presente anche l’immagine in miniatura. Tale dato conferma un altro aspetto fondamentale: questo modello di fotocamera genera sempre una miniatura, proprio come vediamo nella foto protagonista di questo articolo:

Conclusione secondo l’analisi dei metadati

  • La presenza di una miniatura certifica che la foto proviene da una fotocamera.
  • La miniatura combacia con l’immagine originale.
  • I metadati non riferiscono l’uso di un’applicazione di editing.
  • La data di creazione coincide con quella di modifica.
  • I metadati riportati nel documento fotografico combaciano con quelli solitamente generati da questo modello di fotocamera.

Secondo l’analisi dei metadati la foto è genuina e non ha subito alcun processo di modifica o alterazione.

ANALISI GRAFICHE

Test ELA

Non si riscontrano anomalie particolari. I livelli di compressione sono identici e non si rivelano sostanziali differenze che possano denotare una modifica apportata tramite software di editing. L’oggetto inoltre non presenta bordi troppo netti o definiti, ma si amalgama perfettamente nel contesto grafico. In effetti la conformazione dei pixel e la colorazione assunta dal disco sono le stesse di quelle dei fili ad alta tensione e del comignolo della casa:

Non vi è inoltre la presenza di alcun artefatto anomalo nell’intera immagine che possa far pensare ad un intervento grafico in post produzione, come ad esempio il tipico “rainbow effect”.

Analisi del componente principale tramite proiezione del colore

Qui si comprende ancora meglio la coerenza grafica del disco rispetto all’ambiente che lo circonda, in quanto si inserisce perfettamente nel contesto grafico senza mostrare segni netti di separazione:

Ecco cosa accadrebbe invece andando ad analizzare una foto ritoccata a cui è stato aggiunto un oggetto fasullo:

Analisi del rumore

I pixel sono coerenti nella colorazione, nelle dimensioni e nella disposizione, e sono ben inseriti all’interno del contesto grafico. Non c’è nessun bordo particolarmente marcato che crea discontinuità con il resto. I colori della pixellatura sono congruenti rispetto alla cromia generale:

Scansione di livello

Questo strumento consente di scorrere rapidamente l’istogramma di un’immagine, ed ingrandisce il contrasto di determinati livelli di luminosità. L’utilizzo di questo strumento è quello di rendere più visibili i bordi di eventuali oggetti introdotti tramite il copia e incolla nel contesto grafico. In pratica lo si utilizza per cercare tracce di discontinuità nell’immagine:

Da tale test possiamo anche vedere l’atteggiamento adottato dagli oggetti nell’interazione con la luce, soprattutto nel rifletterla. Se si riscontra la presenza di alcuni caratteristici artefatti attorno al perimetro di un oggetto, allora molto probabilmente questo era presente durante lo scatto, poiché interagisce alle informazioni luminose che sta ricevendo in quel momento.

Andando ad eseguire l’analisi sul disco possiamo in effetti notare tale tipica pixellatura, effetto che vediamo anche su altri punti di riferimento come il comignolo:

Per rendere maggiormente visibile questi artefatti ad un occhio meno esperto inserisco qui sotto una versione variata nella curva cromatica, per evidenziare meglio il dettaglio in esame:

Tale fenomeno non accade in oggetti aggiunti graficamente. Questi, se sottoposti a tale tipo di analisi, apparirebbero graficamente discontinui, con bordi netti e ben separati rispetto al contesto grafico.

Analisi della componente principale tramite gradiente di luminanza

Tramite questa analisi vediamo ancora meglio come i bordi non siano ben definiti, l’oggetto si integra correttamente nel contesto grafico, dimostrando di possedere una giusta continuità rispetto allo spazio che lo circonda:

Analisi dei bordi

L’analisi dei bordi aiuta ad analizzare in maniera maggiormente specifica altri dettagli molto importanti dell’oggetto, ovvero la caratterizzazione dei margini: possiamo notare che i bordi sono poco definiti e particolarmente spessi:

Questo ci fa capire che l’oggetto è abbastanza distante dall’obiettivo della camera e di discrete dimensioni. Facendo un confronto analitico ed una stima, l’oggetto dovrebbe aggirarsi sul metro di diametro, e lo si comprende meglio se si esegue un confronto con alcuni punti di riferimento come il comignolo ed il traliccio. Inoltre le colorazioni espresse dai bordi del disco, che rispondono ad alcuni parametri in base alla luce, assumono le stesse tonalità cromatiche degli altri punti di riferimento, e lo fanno in maniera coerente rispetto alla disposizione nello spazio:

Tale analisi conferma che l’oggetto è reale, è di discrete dimensioni e si trova ad una certa distanza dalla fotocamera, con una buona altitudine. Tutti dettagli che escludono la possibilità che possa trattarsi di un modellino lanciato in aria o di un piccolo oggetto appeso ad un filo e posizionato a breve distanza dall’obiettivo.

Analisi delle dimensioni del disco

Tramite un applicativo specifico di analisi forense ho eseguito una stima delle dimensioni del disco volante, andando a misurarne il diametro. Per fare questo ho fornito all’applicazione una serie di parametri di riferimento sui quali basarsi, come ad esempio le misure del comignolo, che devono necessariamente adeguarsi a direttive architettoniche standardizzate. Mi sono quindi basato su queste indicazioni e ho eseguito delle valutazioni e definito delle misure approssimative:

Secondo tali valutazioni e tramite i calcoli eseguiti dall’applicazione, ho avuto conferma della stima sulle dimensioni del disco eseguita tramite l’analisi dei bordi e del fatto che non si tratti di un modellino, ma di un oggetto sospeso in aria dal diametro di circa 1,50 metri:

Analisi del riflesso luminoso sulla struttura dell’oggetto

Il riflesso è presente su tre punti della superficie dell’oggetto in maniera conforme alla sua posizione rispetto al sole e al suo orientamento nello spazio:

Se prendiamo in considerazione il riflesso più grande dei tre (freccia gialla), possiamo comunque concludere che l’oggetto deve necessariamente essere di discrete dimensioni:

Un oggetto come potrebbe essere un piccolo modellino lanciato in aria mostrerebbe un riflesso ben più grande. La stessa cosa varrebbe ovviamente anche per un modellino appeso con un filo, il quale comunque si troverebbe ad una distanza più breve dalla fotocamera. Una distanza così breve tra l’oggetto e la fotocamera si potrebbe facilmente rilevare; inoltre il filo, anche se venisse digitalmente rimosso, lascerebbe una traccia evidente nelle analisi.

CONCLUSIONI GENERALI

La foto presa in esame, secondo i risultati di tutte le analisi eseguite, risulta essere genuina. Nessuna anomalia o traccia di manipolazione è stata trovata.

Sante Pagano, 5 Gennaio 2024


PER APPROFONDIRE:

https://www.thebongiovannifamily.it/

https://www.piergiorgiocaria.it/it/

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