LA SPADA E LA CROCE

Ho camminato a lungo, le mie scarpe sono logore, ed in mano ho una spada finalmente, la osservo, è piena di ruggine, ha il manico rotto, ma ora ho una spada

UNA SPADA GRIDA NEL DESERTO

Prigioniero di un Cosmo interiore, pronto ad esplodere da un momento all’altro, arranco come un guerriero al quale è stata tolta la spada, protagonista di una battaglia truccata, una battaglia dove vince la slealtà e una sottomissione spietata. 
Passeggio in un oblio colorato in festa, colori che mascherano una realtà purulenta, immersa nella nebbia più nera, sembra quasi io abbia occhi diversi, sembra quasi che tutti non riescano a vedere, o non vogliono. 
Mi guardo intorno, cerco sguardi e complicità, ma non mi vedono, passano avanti, come rapiti da quei colori che inebriano il loro cervello, la loro mente, le loro anime. 
Sono grande ormai, le cicatrici sono molteplici, e la battaglia si fa sempre più ardua e pesante, ma è silente, è sorda alle orecchie dei molti. 
Ho camminato a lungo, le mie scarpe sono logore, ed in mano ho una spada finalmente, la osservo, è piena di ruggine, ha il manico rotto, ma ora ho una spada. 
Mi guardo indietro, guardo quelli che una volta dicevano di essere miei compagni di lotta, indossano una benda scura, cerco di chiamarli a me, cerco di farmi raggiungere, ma è tutto inutile, sono vittime di un gioco troppo sottile perché se ne accorgano, eppure hanno spade bellissime, splendenti, luccican.
Li guardo attentamente, li osservo, li chiamo ancora, si sono ormai persi, non li vedo più, solo una visione offuscata delle loro ombre, accecate da desideri che li hanno divorati della loro stessa vitalità.

Fa male, si molto male, la mia gamba è in cancrena, ma non posso fermarmi, ho dei compagni ora con me, al mio fianco, mi seguono, con alle mani archi, scudi ed antichi libri, stiamo procedendo verso una meta che non ricordiamo più, brancoliamo tra luci ed ombre, con le nostre armi divorate da termiti ed usura, non ci voltiamo più indietro, procediamo per inerzia verso un qualcosa che vediamo solo nei nostri inconsci più profondi.

È strano, si’ molto strano, gridiamo a più on posso, ma nessuno ci sente, nessuno ci vede, anzi, addirittura a volte siamo vittime di scherni e derisioni, eppure cerchiamo solo di portarli in salvo, stiamo solo tentando di risvegliarli da un sonno che non possono vedere, sono confusi, storditi, ormai morti. 
Abbiamo con noi un libro d’ orato, un libro che parla di stelle cadenti colme di conoscenza, una sapienza antica che profeta di Verità e Giustizia, fatto di pagine che raccontano di grandi uomini scesi sulla Terra ad indicarci la via verso una Luce che non conosciamo, una Luce accecante, così meravigliosa che si fatica a comprenderne l’ essenza, ma è li’ in quelle pagine, una Luce di fatta di speranza, qualcosa che potrebbe non esistere, qualcosa che forse è solo frutto di un delirio prodotto dalle nostre menti stanche e corrotte.

Ma vado avanti, continuiamo a percorrere l’unica strada che ci rimane, non abbiamo altro, non possiamo fare altro che proseguire e combattere. 
È notte ormai, sono stanco, ho una ferita che sgorga sangue da troppo tempo, una ferita che perde luce e speranza, non so se ce la farò, non so se sopravvivrò. 
Chiedo aiuto, ho freddo, sono stanco, molto stanco, grido aiuto, nessuno mi sente. 
Sono a terra, il mio corpo non risponde più ai miei comandi, non sento più le gambe, neanche le braccia, persino la mia anima e la mia spada mi hanno abbandonato. 
Sono morto forse, si’ sono morto, le allucinazioni hanno preso piede, vedo addirittura un uomo con alle mani dei fori, i piedi bucati, ed il costato dal quale sgorga sangue bianco. 
Questo’ uomo gira il mondo gridando in un deserto di zombie e dormienti, annuncia e profeta di stelle che stanno tornando, guidate da un Sole bellissimo, dalle sembianze umane, quasi un Uomo direi, quasi un Dio.

La sua mano mi accarezza, il suo sangue inizia ad entrarmi in circolo, mi guardo intorno, una grande Luce mi circonda, una calma indescrivibile, il tempo si è fermato. 
Guardo le sue mani, mi osserva mentre piango, sono vivo, come non lo ero mai stato, forse non sono mai nato, forse non sono mai stato. 
Un sussulto, quelle pagine, quelle profezie, quello’ uomo, voglio venire con te, voglio offrirti dell’acqua, voglio vestire i tuoi piedi, voglio essere la tua spada, portami con te, nel deserto, portami da lui, da quel’ Uomo quasi Dio che scese già da tempo per sanare le nostre spade, per rifocillare le nostre anime, per insegnarci che senza Sacrificio, senza Lotta, senza Giustizia e Amore non potremo mai rinascere.

Ho la mia spada ora con me, ho i miei compagni di battaglia, abbiamo una guida, un uomo da accompagnare verso una meta che forse non conosciamo, con le nostre paure, incertezze e debolezze stiamo continuando nuovamente quel percorso che si interruppe, ma ora siamo vivi, ora sappiamo, ora non siamo soli, il deserto ci è amico, abbiamo uomo con noi, un uomo con una spada che grida parole di Verità e Giustizia, grida che in pochi ascoltano, ma che risuonano nel Cosmo intero. 
Prigioniero di un Cosmo interiore, ora sono pronto, pronto ad esplodere, a combattere la battaglia di un Uomo quasi Dio, un Dio quasi Uomo. Sono logoro, si’ lo sono, molte cicatrici, molte ferite, ma ora sono vivo, si’ ora sono vivo.
Sante Pagano
19 Febbraio 2020


Messaggio allegato:

IL SOLE É L’ARTEFICE DELLA DEITÁ

GLI DEI SONO I REALI SERVITORI DELLA COSCIENZA UNIVERSALE COSMICA.
ANCHE GLI UOMINI DEL PIANETA TERRA POTEVANO EREDITARE QUESTO AMBITO PRIVILEGIO DIVINO SE AVESSERO ACCETTATO E MESSO IN PRATICA LA LEGGE REDENTRICE DELLA LUCE ONNICREANTE.
RICORDATE: “VOI SIETE DEI E FARETE COSE PIÚ GRANDI DI ME”
AVETE RIFIUTATO DI ESSERE DEI E DI FARE COSE CHE AVREBBERO POTUTO TRASFORMARE UN INFERNO IN PARADISO.
SONO STATI GLI DEI VENUTI DA LONTANI LIDI CHE, SALVANDO IL SALVABILE ED INNESTANDO UNA PARTICOLARE GENETICA, HANNO TRASMESSO UN DISCORSO CHIARO ED INEQUIVOCABILE PER LA SALVEZZA DEL PIANETA E PER SUSCITARE NELLA COSCIENZA IL BISOGNO DI ACCETTARE E PRATICARE LA SANTA GIUSTIZIA E IL SANTO AMORE DEL PADRE GLORIOSO, IL CUI DOLCE IMPERO SOVRASTA LA TERRA E IL CIELO.
IN QUESTO TEMPO UN SUO MESSAGGERO É SULLA TERRA. ESSO SI CHIAMA GIORGIO BONGIOVANNI E PORTA L’INVISIBILE CROCE DI GESÚ CRISTO E I SEGNI SANGUINANTI DEL SUO DOLORE.
CERCATELO PERCHÉ É VERO, VERISSIMO, CHE OFFRE A CHI LE DESIDERA LA REDENZIONE E LA CHIAMATA PER ESSERE ELETTO.

DAL CIELO ALLA TERRA

EUGENIO SIRAGUSA

Nicolosi, 3 gennaio 1993
Ore 14:45